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Paragrafo 3 . La nascita dell'economia politica.

Oggetto    di    ampio   dibattito   furono   anche    le    questioni
economiche.  Studiosi di vari paesi si occuparono  della  circolazione
monetaria,   indagando  sulle  cause  dell'inflazione   e   discutendo
sull'opportunit di interventi da parte dello stato. Vasta  fama  ebbe
fra gli altri il trattato Della moneta (1754) dell'italiano Ferdinando
Galiani (1728-1787). Argomenti ampiamente trattati furono il lusso, il
commercio dei grani e la propriet terriera. Il lusso venne  da  molti
condannato  in quanto impiego improduttivo della ricchezza,  da  altri
invece  considerato  uno  stimolo alla domanda  e  quindi  anche  alla
produzione;  il  libero  commercio dei grani  fu  da  alcuni  ritenuto
indispensabile per garantire una produzione agricola costante  ed  una
diminuzione dei prezzi, altri invece predicavano la necessit  di  una
regolamentazione. Ai sostenitori della grande propriet  terriera,  in
cui    l'impiego   di   consistenti   capitali   avrebbe    consentito
l'introduzione di tecniche di coltivazione pi avanzate, si opposero i
fautori  della  frammentazione dei latifondi a  favore  dei  contadini
piccoli proprietari.
     Una  prima  organica teoria di economia politica venne  formulata
da  Franois Quesnay (1694-1774), medico alla corte del re di Francia,
che  si  pu  considerare il fondatore della cosiddetta "fisiocrazia".
Questa,  come  indica  il termine con cui venne  definita  (dal  greco
physis,  "natura" e kratin, "dominare"), si fondava sulla convinzione
che  i  rapporti economici tra gli uomini e le classi sociali  fossero
regolati  da  un  ordine  naturale.  I  fisiocratici,  opponendosi  al
mercantilismo,  che aveva individuato nel commercio internazionale  la
fonte  principale  della ricchezza dello stato, sostenevano  che  tale
ruolo  era  invece svolto dall'agricoltura, in quanto  unica  attivit
capace  di produrre un "prodotto netto", ovvero un sovrappi  rispetto
agli  investimenti. Sulla base di tali considerazioni Quesnay  elabor
un  complicato Tableau conomique ("Quadro economico", pubblicato  nel
1758),   nel   quale   distingueva  tre  classi  socio-economiche:   i
proprietari terrieri (classe "aristocratica"), i contadini  e  i  vari
lavoratori  impiegati  nell'agricoltura  (classe  "produttiva"),   gli
artigiani  e  gli  addetti alla manifattura  e  al  commercio  (classe
"sterile").  Ogni  anno,  secondo lo studioso  francese,  i  contadini
accantonando  una  parte  del  raccolto,  realizzano  una  scorta   da
destinare  al  proprio  sostentamento  e  alle  sementi.  Il  raccolto
successivo, che secondo Quesnay corrisponde al doppio della scorta
     
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     iniziale,  consente l'accumulazione di un "prodotto  netto",  con
il  quale  vengono pagati i proprietari. Questi usano  le  somme  cos
ricavate per mantenere se stessi e il proprio seguito e per comprare i
manufatti degli artigiani, i quali possono cos provvedere al  proprio
sostentamento, e acquistare le materie prime e tutto ci di cui  hanno
bisogno per la loro attivit; ci che essi ricevono, per, corrisponde
al  valore dei manufatti, quindi non contribuisce alla formazione  del
prodotto   netto,   che   proviene  solo   dall'agricoltura.   Essendo
l'agricoltura l'unica attivit produttiva, essa avrebbe dovuto  essere
maggiormente sostenuta dai governi (vedi capitolo Sei, paragrafo 2). A
tal fine i fisiocratici avanzavano una serie di proposte: l'abolizione
di  tasse  e  balzelli vari e l'introduzione di una imposta  fondiaria
unica,  pagata  dai  proprietari terrieri in proporzione  al  prodotto
netto;  la  liberalizzazione del commercio dei prodotti  agricoli,  in
modo  da  stimolare gli investimenti e favorire crescita produttiva  e
prezzi equi; la soppressione di privilegi e di monopoli.
     Le  teorie  dei  fisiocratici  ebbero  una  notevole  diffusione,
specialmente in Francia, dove per un certo periodo di tempo influirono
anche  sulla politica economica del governo; uno dei pi noti  seguaci
di  Quesnay,  Robert-Jacques  Turgot (1727-1781),  nominato  nel  1774
controllore  generale  delle finanze del regno  (vedi  capitolo  Otto,
paragrafo 2), decret la libera circolazione dei grani.
     Autore del primo grande trattato sistematico di economia fu  Adam
Smith, che nel 1776 pubblic la sua Ricerca sopra la natura e le cause
della  ricchezza delle nazioni. Lo studioso scozzese,  analizzando  in
particolare  la  situazione  britannica,  caratterizzata  dall'avviata
industrializzazione, sosteneva che la vera fonte della  ricchezza  era
il  lavoro  e  che per questo era necessario renderlo  pi  produttivo
possibile;  a tale scopo egli proponeva la scomposizione dei  processi
di  lavorazione  in pi operazioni semplici, ciascuna da  assegnare  a
singoli  operai che cos l'avrebbero svolta con precisione e rapidit.
L'aumento  della produttivit ottenuto con tale divisione del  lavoro,
secondo Smith, presupponeva a sua volta la totale libert degli scambi
commerciali  interni e internazionali. Egli, come i fisiocratici,  era
inoltre convinto che il libero scambio fosse una condizione necessaria
per  lo  sviluppo  economico.  A  tale proposito  affermava  che  ogni
individuo, perseguendo il proprio tornaconto, avrebbe comunque operato
per  il  benessere della collettivit, perch i sentimenti che muovono
la  condotta  umana, secondo l'economista scozzese, sono  regolati  ed
equilibrati da un ordine naturale, grazie al quale il bene di uno  non
pu  entrare  in contrasto con quello di tutti. Su questa  ottimistica
fiducia  nelle  capacit di autoregolazione del mercato  si  fond  la
dottrina economia del liberismo, teorizzata da Smith, secondo la quale
i  governi  avrebbero  dovuto lasciare totale  libert  di  iniziativa
economica ai cittadini, senza interferire sui meccanismi della domanda
e dell'offerta con dazi, privilegi o vincoli di qualunque natura.
